Clima estremo: adattamento o mitigazione?

Che ci sia un cambiamento climatico in atto è cosa nota: oltre ai dati, lo rivelano le attività umane, che vanno sempre più adattandosi alle trasformazioni in atto.  Se è vero che siamo consapevoli di questo mutamento, siamo altrettanto pronti ad affrontarlo? Una strategia possibile è l’adattamento che consiste in un’ampia gamma di attività finalizzate alla preparazione della società al cambiamento climatico. Tali politiche possono ridurre i danni del cambiamento,  facendo sì che la popolazione mantenga inalterate le proprie consuetudini. Alcuni di questi interventi sono a basso costo,  e si realizzano sensibilizzando la popolazione ad assumere nuovi e semplici regimi vitali; altre misure possono rivelarsi molto costose, come la creazione di dighe o canali contenitivi; altri adattamenti, invece,  consistono nell’incentivare, attraverso la promulgazione di leggi, l’utilizzazione di nuove fonti di energia a basso impatto ambientale.  Tuttavia, l’adattamento non si rivela sempre la strada migliore da seguire, sia perché sono pochi i paesi  che hanno la possibilità di mettere in atto nuove e costose strategie, sia perché  è impossibile prevedere, in maniera certa, la portata dei cambiamenti climatici futuri. Secondo quanto riportato dal piano stralcio per l’assetto idrogeologico della Regione Campania, le previsioni riguardanti la  modelllistica climatica  possono essere utilizzate per comprendere quale possa essere la direzione delle variazioni attese, ma non permettono una stima in termini quantitativi delle variazioni.

Gli eventi metereologici estremi, come le alluvioni o il surriscaldamento degli oceani, si sono sempre verificati, ma il loro monitoraggio sistematico è iniziato decine di anni fa. La maggiore intensità delle pioggie, contrapposta alla creazione di zone desertiche,  sta determinando una progressiva distruzione degli assetti geologici con conseguenze irreversibili. Prendendo in considerazione la Campania, ed in particolare il salernitano, l’alluvione del 1954, con l’acqua di un solo nubrifagio, ha causato più di 200 morti e ha cambiato per sempre un intero paesaggio. L’alluvione, con la ferocia di un’imboscata, ha sorpreso le popolazioni locali mostrando, ancora una volta, come la potenza dell’uomo sia vana di fronte alla forza di madre natura. Pertanto, per far fronte al cambiamento climatico, le uniche soluzioni possibili sono un maggiore investimento nello studio di questi fenomeni collegato ad un grande impegno civico finalizzato ad una maggiore sensibilizzazione della popolazione, e soprattutto il raggiungimento di accordi politici fra le nazioni, affinchè possano essere messe in atto strategie congiunte per ottenere un rallentamento o mitigazione dei cambiamenti del clima.  D’altronde, questi eventi catastrofici non sono altro che la risposta naturale alle numerose azioni umane poco rispettose degli equilibri naturali del nostro pianeta, che si rivela, sempre più ai nostri occhi, come una macchina perfetta ancora tutta da scoprire.

Vittorio Santoriello IV C