Chi è Moana?

La collezione dei classici di casa Disney si è arricchita di una nuova storia, quella di Moana di Motunui, eroina dell’omonimo cartone animato. Distribuita negli Stati Uniti a Novembre 2016, è approdata nei cinema italiani il 22 Dicembre: cinquantaseiesimo della serie dei classici, “Oceania”, questo è il titolo italiano, è il primo film Disney ad essere stato completamente animato a computer, ad eccezione di qualche dettaglio ed il secondo che presenta una protagonista di origine polinesiana dopo Lilo & Stich. Un film che ha incassato 511 milioni di dollari, candidato ai premi Oscar, Golden Globe, Annie Awards e BAFTA… ma cosa lo rende così speciale? Facciamo un passo indietro.

Negli anni novanta, la Disney ha creato il media franchise “Disney Princess” (Principesse Disney) per valorizzare alcune delle protagoniste femminili dei suoi cartoni animati. Dal 2015 le principesse inserite nel franchise sono diventate undici: Biancaneve, Cenerentola, Aurora, Ariel, Belle, Jasmine, Pocahontas, Mulan, Tiana, Rapunzel e Merida, tutte accomunate dal desiderio di inseguire i propri sogni. Oggi è agghiacciante pensare che la maggior parte delle storie si conclude con un matrimonio felice, col trionfo dell’amore e, quasi sempre, con l’appiattimento della figura femminile. La donna casalinga, concentrata solo sui propri sogni (“desideri di felicità”, come recita la famosa colonna sonora di Cenerentola), ma incapace di agire, fedele alla legge del “sogna e spera fermamente, dimentica il presente e il sogno realtà diverrà”, è, insomma, l’emblema delle principesse del franchise, un emblema che poteva essere adatto al XX secolo, ma che, certamente, non rappresenta il XXI.

Le ultime pellicole, del franchise e non, mostrano, però, segni di svolta: è evidente come l’evoluzione della concezione della figura femminile nella società si sia proiettata anche sugli schermi cinematografici. La donna del 2017 è fragile, come le prime principesse Disney, ma calata in una realtà in cui, per realizzare i propri sogni, c’è bisogno di impegno e determinazione; capace di inserirsi in un mondo che, putroppo, checchè se ne dica, è ancora prevalentemente maschile, ma consapevole che l’amore può solo completare una vita in cui non basta più sognare il principe azzurro per essere felici. E Moana di Motunui rappresenta proprio questo: ha e dimostra di avere sedici anni, il suo fisico è invidiabile, ma non perfetto, ha un vestito e un animale per aiutante, ma non per questo vuole essere considerata una principessa. Il suo obiettivo va oltre la ricerca dell’amore, ciò che Moana desidera è ritrovare se stessa, scoprire chi è veramente. La sete di conoscenza e la determinazione sono le caratteristiche principali di questa eroina che, dimostrando di essere autosufficiente e abile nel gestire qualunque tipo di situzione, dovrebbe ispirare la futura generazione di adulti. Si è parlato di eccessivo femminismo da parte della Disney, non riuscendo a comprendere che ancora oggi è necessario spronare le donne all’indipendenza e all’autodeterminazione… e chi meglio di una pseudo-principessa in un film d’animazione può caricarsi di questo nobile compito? Non si tratta di strumentalizzazione, ma semplicemente di necessità. Moana è speciale perchè è l’immagine di tutte le donne moderne che, imparando dal passato, riescono a costruire un futuro nuovo per loro stesse e per chi amano. Donne che indipendentemente riconoscono le barriere e hanno il coraggio di superarle. Donne non esteriormente impeccabili, senza abiti lussuosi e castelli favolosi, ma dotate di un’intraprendenza che permette loro di dimostrare che non è necessario sposare principi per essere principesse.

 

Claudia Sessa VC