Quest’anno ricorre il centenario dalla morte di Gustav Klimt, raffinato celebratore della voluttuosità e della sensualità femminile. Un iter nella sua ossessione: ginolatria o ginofobia?
Sono innumerevoli i soggetti femminili osannati nella sua speculazione artistica, dalla femme fatale, personalità femminile seducente, forte, dominatrice, alle leggiadre ed impalpabili ninfe, sino a giungere alle madri donatrici di vita e di morte. La figura maschile non traspare quasi mai, o se presente, non è il soggetto della rappresentazione, difatti vengono delineati di spalle.
Nell’arte klimtiana la donna è il soggetto indiscusso: l’essere che custodisce in se il concetto di eros, quell’erotismo che la fa divenire femme fatale, ma al contempo è portatrice di annientamento e distruzione. Essa si muove simultaneamente sul binomio eros e thanatos (amore e morte), redenzione e perdizione.
“Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.”
Il suo mondo è segnato da tre periodi ben distinti tra di essi. Il primo approccio all’arte risulta essere influenzato dal filone di ecletticismo storicistico, dove, gli elementi di tradizione classica-rinascimentale vengono rimaneggiati e rivisitati. Dopo il 1901 con la svolta dell’olio su tela, Giuditta I, vengono delineati i tratti salienti del suo stile, unico: bidimensionalità, campiture decorate, soggetti femminili e l’immenso oro. Quest’ultimo, dipoi i due viaggi a Ravenna del 1903 ( la città venne eletta da Onorio, all’inizio del V sec., come nuova capitale dell’Impero d’Occidente), diventano la matrice e il collante di ogni sua tela.
Il periodo aureo, largamente conosciuto, si conclude nel 1909, dove, a seguito di una crisi artistica ed esistenziale, cambia radicalmente il suo modo di fare e concepire l’arte. Non più permeata dall’oro e dalla leggerezza delle linee liberty, bensì il protagonista indiscusso diventa il colore forte, acceso e vibrante, connessione intima con l’espressionismo tedesco.
Nell’immaginario comune, Klimt incarna l’artista che è capace di creare un connubio tra lo sfarzo e la preziosità dell’oro con la leggiadria e la veemenza del gentil sesso, personificando nella donna l’espressione dell’erotismo audace e plumbeo.

– Giovanna Ferrara (VC)
