
Il cantautorato italiano vanta una stella rara, esplosiva: Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, presenta il suo nuovo singolo “Andrà tutto bene”. Un inno, più che una canzone. La magia dell’autrice di “Gesù Cristo sono io” sta nella sua voce e nel suo modo di comunicare: entrambi profondi, ricchi, chiari, unici.
La nuova canzone si potrebbe definire letteralmente “groundbreaking”, innovativa, di un forte valore spirituale e, allo stesso tempo, estremamente musicale e piacevole. La modernità dell’autrice, per i temi e per i suoni, è stata consacrata ampiamente con l’album “Nel caos di stanze stupefacenti”, che ci ha portati nel suo mondo e preparati per questa nuova era, un’era in cui il rosso è il colore predominante e il fuoco l’elemento portante di un progetto assai ambizioso ma assolutamente nel suo calibro.
“Andrà tutto bene” sembra essere la rassicurazione per un evento dal finale incerto, incline al fallimento, il conforto che chiunque farebbe ad un proprio caro. La verità é che rappresenta il fallimento dell’umanità, del nostro positivismo necessario a deresponsabilizzarci. Ma con che fiducia avanziamo se “la speranza è appesa un filo che sembra un cappio”? La terra sta morendo e di fronte a ciò continuiamo a voltarci, ad evitare qualsiasi contatto con questa realtà. “Incappo in un sacchetto della tua indifferenziata” è l’esempio assoluto ed eclatante di un problema su cui stiamo inciampando, è evidente, ma non facciamo nulla per rimediare. Con un ritmo incalzante ed un sottofondo di battiti che sembrano gli ultimi rintocchi di un orologio che allo scoccare segnerà la fine di tutto, Levante fa esplicito riferimento a Gian Battista Vico: “I corsi di paura, ricorsi della storia” sono l’invito a guardare al di là dei singoli eventi per concentrarsi su un quadro generale che è oggettivamente spaventoso. Tutto ciò fa paura, “il caldo di dicembre” fa paura, il mare stracolmo di rifiuti fa paura: è una realtà annunciata da anni, da troppo tempo, ma quasi nessuno ha fatto qualcosa per rimediare, speravamo che altri se ne occupassero per noi, o che, noi, le conseguenze non le avremmo subite. Con uno schiacciante “Credevi fosse più lontano, eh?”, Levante mette chi l’ascolta di fronte ad una necessaria presa di coscienza: con la consapevolezza che ci è sempre andata bene e che non abbiamo mai visto così vicino questo futuro criticamente incerto non ci siamo mai impegnati, in quanto esseri umani e in quanto cittadini del mondo, a salvaguardare l’esistenza di tutte le vite – compresa la nostra – messe a rischio da noi stessi.
Al tema ambientale s’intrecciano versi assai aspri che mettono in dubbio l’umanità della società odierna che non solo non si preoccupa per il proprio futuro in bilico, ma sembra voler indietreggiare, involversi più che evolversi perché “se muore un uomo in mezzo al mare è solo un immigrato”.
Questa canzone non sarà amata, è un rischio che Levante si è presa, cosciente del fatto che sono “tempi deserti di coraggio”; è una canzone che parla da sé, non è necessaria alcuna interpretazione, e il rischio che non piaccia risiede proprio nella chiarezza del messaggio: il coraggio è fondamentale, bisogna prendere coscienza e creare il cambiamento, costruirlo a partire da noi stessi per diffonderlo e ricomporre un mondo migliore sui mattoni dell’umanità che sta venendo sempre più a mancare. Questo inno al coraggio termina con una disincantata provocazione perché si è “perso il desiderio di rivoluzione”.
Dalla “Scatola Blu” chiusa nella cantina del suo primo album “Manuale Distruzione”, il respiro di Levante, con “Andrà tutto bene”, è internazionale, o meglio, universale.
Manuel Cardamone
