“Alda Merini: un’anima sola come goccia d’acqua nel deserto”
Prof.ssa Avagliano Sonia
Progetto “Incontri col Novecento”
“Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.“
(Alda Merini)
Una poesia spontanea, una voce che racconta i pensieri più nascosti e ciò che d’inesprimibile c’è dentro ognuno di noi: un’armonica fusione di poesia e pazzia.
Uno stile sorprendentemente intenso ed insolito, poco conforme ai canoni, che mostra un’anima inquieta e dolente, capace di riporre speranza nella vita, come un canto che inneggia a combattere la propria fragilità per tramutarla in forza.
Le sue debolezze trovano sfogo nella scrittura e la sua immensa sensibilità le dona la forza di sopravvivere e di andare avanti: nonostante i continui ricoveri in cliniche psichiatriche, nonostante le delusioni, nonostante la vita inafferrabile e la felicità lontana.
La sua miglior vendetta per un mondo che la riteneva insana? La felicità. Perché “non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice“. Una donna che ha sempre guardato avanti, anche quando “il cuore rimaneva qualche passo indietro” e che, nonostante “il buio” della sua anima, è stata capace di illuminare un mondo.
La vita non è un percorso facile, ma merita di essere vissuta anche quando il dolore dell’anima urla senza sosta e sembra non aver mai fine, perché il male esiste e persiste nel mondo, ma la forza del pensiero è la corda giusta da stringere quando il baratro è vicino.
Semplicemente: Alda Merini.
Chiara Spatuzzi
