Le muse di Montale

Le muse Di Montale

Prof.ssa Erminia d’Auria

Progetto “Incontri col Novecento

 

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.”

(Eugenio Montale)

 

Un poeta chiuso in un freddo e insensibile dolore, che proietta il suo “male di vivere” sul mondo circostante, dando origine ad una sofferenza inumana, oltre il tempo e lo spazio. Una visione pessimistica dell’esistenza, “ardua e tragica”, che però non significa isolamento e rifiuto della vita, ma sprone positivo per proseguire. Una vita fatta di “cocci aguzzi di bottiglia” e di “terra desolata” in cui l’esistenza è solo una presenza senza significato.

Nonostante ciò, Montale è alla ricerca continua di un varco in cui poter fuggire per salvarsi: una negatività che ricerca la positività, una speranza di salvezza per sfuggire da sé stesso.

Le donne, reali ed immaginarie, sono uno dei temi più affascinanti di Montale. Le presenze femminili incontrate in vita diventano ispiratrici e muse fatte di parole che, come “fantasmi”, accompagno l’intera carriera del poeta: Gina Tiossi, Drusilla Tanzi (la sua “Mosca” e compagna di vita), Irma Brandeis (la celebre “Clizia” delle “Occasioni”), “Arletta”, Maria Luisa Spaziani e tante altre ancora saranno le donne ispiratrici della poetica montaliana. Le figure angeliche percorreranno tutta l’esistenza del poeta, portandolo ad essere uno dei più celebri autori del Novecento, nonché premio Nobel.

Un uomo “abituato a cibarsi di nuvole e di lontananza”, sul quale avrà un grande impatto Clizia, musa reale ma distante, pseudonimo ripreso dal personaggio Ovidiano che, ripudiata dal suo amore Sole, viene trasformata in girasole, ella sarà nella vita del poeta l’amore ideale ma impossibile.

La reale Musa di Montale, però, rimarrà sempre la poesia. L’uomo, contro la comprensione dei limiti umani, la presa di coscienza della contemporaneità, vista come una minaccia nei confronti dell’arte, ha un’unica arma di difesa: la poesia.

Tradizione e contemporaneità viaggiano mescolandosi fino a creare un linguaggio poetico perfetto, essenziale, ma allo stesso tempo denso e profondo, ricco di giochi retorici e metonimici, fatto di riferimenti, allusioni e un affettuoso colloquio con il lettore, che si trova catapultato nella vita di Montale stando semplicemente seduto a leggerne le opere.

«È ancora possibile la poesia? La vita dell’uomo è breve e la vita del mondo può essere quasi infinitamente lunga. Avevo pensato di dare al mio breve discorso questo titolo: potrà sopravvivere la poesia nell’universo delle comunicazioni di massa — si chiede Montale di fronte gli accademici di Svezia — «In un mondo nel quale il benessere è assimilabile alla disperazione e l’arte, ormai diventata bene di consumo, ha perso la sua essenza primaria? È ciò che molti si chiedono, ma a ben riflettere la risposta non può essere che affermativa […] perché non c’è morte possibile per la poesia.»

Chiara Spatuzzi

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