Diari di quarantena

«Immenso sarà il dolore che apparirà ai tuoi occhi, e in questo dolore sarai felice.

Ecco la consegna che ti do: nel dolore cerca la felicità.»

(Fëdor Dostoevskij)

Gli studenti del liceo scientifico “Andrea Genoino” di Cava de’ Tirreni non si lasciano scoraggiare da ciò che accade attorno e sanno che, alle volte, il potere di una penna è la cura migliore per un dolore persistente. Nel proseguimento online del progetto di giornalismo “Professione Reporter”, avviato a febbraio nell’istituto, dai giornalisti Alfonsina Caputano e Davide Speranza, i giovani hanno potuto esprimere, in diversi articoli commissionati dai tutor, i loro più intimi pensieri, creando un’intreccio magnifico di storie interiori. Nonostante la grande scossa che da mesi ha cambiato le vite di tutti, c’è spazio nelle menti dei giovani per pensieri ben più grandi, che non si fermano dinanzi al dolore, ma percorrono strade immense per giungere alla felicità.

Di seguito riportati gli interventi della Dirigente scolastica del liceo “Genoino”, d.ssa Stefania Lombardi, della docente di lettere e latino, tutor del progetto “Professione Reporter”, prof. Erminia d’Auria e gli articoli degli studenti del corso.

 

Ripensare la didattica in modalità a distanza non è stato facile, ma era uno sforzo di responsabilità da compiere per consentire ai ragazzi la prosecuzione non solo delle lezioni, ma anche dei numerosi progetti messi in campo come attività extra; tra questi “Professione Reporter”.

Abbiamo sin da subito, quindi, lavorato per individuare un sistema che consentisse la formazione di una classe virtuale e desse garanzie per la privacy. La scelta è stata preceduta da un’approfondita sperimentazione e, alla fine, abbiamo optato per GSuite, che integra tutto il sistema scolastico e lo migliorerà anche in presenza. Google infatti, avendo diverse applicazioni tra cui “Calendar”, sarà utile anche in futuro e ci permetterà di garantire numerosi servizi e facilitare l’accesso a molte informazioni.

Tra tante difficoltà, poi, abbiamo coltivato quelli che definisco i nostri fiori digitali: video e presentazioni, di carattere civico e disciplinare, che stiamo pubblicando attraverso vari canali per testimoniare che il percorso formativo intrapreso dal liceo “Genoino” non può e non deve interrompersi. In questo mega progetto abbiamo coinvolto professori, genitori e studenti, che hanno offerto alla comunità un messaggio corale di solidarietà e forza. I docenti di educazione alla legalità hanno realizzato un video che vuole essere per gli studenti uno strumento che li aiuti a combattere le difficoltà del tempo che stiamo vivendo. Grazie ai professori di matematica è stato approfondito lo studio delle leggi che regolano l’universo e la natura, mentre i professori di scienze ed educazione fisica hanno posto l’accento sullo studio dell’organismo umano. Insomma abbiamo fatto tanto per dare un messaggio preciso ai ragazzi: bisogna resistere e combattere con il sorriso anche in questo tempo sospeso. Alla fine il cuore del mondo tornerà a battere per regalarci un tempo più consapevole.

D.ssa Stefania Lombardi, Dirigente scolastica del liceo scientifico “Andrea Genoino”

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D.ssa Stefania Lombardi, Dirigente scolastica del liceo scientifico “Andrea Genoino”

 

Sembrerebbe banale chiedere a dei ragazzi, oggi, di descrivere la loro vita al tempo del Covid 19. Ci si aspetterebbero dei racconti-fotocopia, segnati dalla noia, la ripetitività delle azioni (cosa si può fare, in casa di esaltante?) e le risposte, cadute nel vuoto, alla stessa domanda: come sarà la vita, poi?

Eppure, la risposta di questi ragazzi ha superato di gran lunga le (magre) aspettative di noi adulti: i racconti che hanno scritto compongono una narrazione emozionale profonda e inaspettata, diversa proprio perché specchio delle loro anime.

Per qualcuno, questo tempo è attesa, speranza di recuperare la vita “di prima”. Per qualcun altro è lo sforzo di mantenersi in equilibrio sul filo di una normalità che non riconosce più. C’è chi si graffia l’anima perché, per quanti sforzi faccia, la sua mente, razionale e ordinata, non riesce a farsi ingannare da nessuno svago. E poi c’è chi spera di uscire…per comprare un “libro di carta”. Lo smarrimento rimane il denominatore comune della vita di questi ragazzi che si sono trovati a vivere, disarmati, una guerra devastante che ha sparigliato le carte della vita di tutti. In ognuno di questi racconti vibrano verità, sensibilità, innocenza e stupore. Forse, dovremmo imparare a guardare il mondo con i loro occhi. Sicuramente ne rimarremmo stupiti.

 Erminia d’Auria, docente di Lettere e Tutor del progetto “Professione Reporter”

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Erminia d’Auria, docente di Lettere e Tutor del progetto “Professione Reporter”

 

Corona Virus: Tutti in casa

Ormai sono oltre cinquanta giorni che gli Italiani, o almeno la maggior parte, sono in quarantena a causa del Coronavirus, detto anche COVID-19, un virus che si è diffuso in tutti i Paesi del mondo, generando una vera e propria pandemia. Questa epidemia ha ucciso molte persone, basti pensare che solo nel nostro paese sono morte più di 27 mila italiani di cui la stragrande maggioranza risulta essere costituita da anziani, che in molti casi erano affetti anche da altre patologie. Il lockdown ha fatto sì che anche le scuole dovessero rimanere chiuse per evitare il contagio sia dei docenti, sia dei collaboratori scolastici e degli alunni. Per tanto dallo scorso 9 marzo sono rimasta chiusa in casa senza poter più uscire né con gli amici né per far visita ai miei parenti. La mia routine è improvvisamente cambiata.

Le giornate sono diventate tutte uguali e monotone; in particolare fino a quando la scuola non ha organizzato le lezioni a distanza. Tutte le mattine mi alzo e inizio le lezioni che si svolgono sulla piattaforma Gsuite e attraverso il registro elettronico è possibile visionare l’assegno dei compiti proposto dai docenti. Dopo il solito orario scolastico, pranzo con la mia famiglia. Alcune volte nel fine settimana, viste le belle giornate primaverili, mi è capitato di pranzare in giardino. E data l’impossibilità di uscire fuori dalla propria abitazione, in questo particolare periodo ho apprezzato molto il fatto che la mia casa avesse anche il giardino, passando molte ore fuori al sole e con il mio cane Macchia.

Nel pomeriggio faccio i compiti assegnati dai professori e spesso mi confronto con i miei compagni di classe o attraverso video chiamate o scambiandoci dei messaggi. Ultimamente ho anche partecipato ad un lavoro di gruppo che mi ha distratta e impegnata molto, facendomi dimenticare per un attimo dei problemi sanitari, economici e sociali creati dalla pandemia. La settimana scorsa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che il 4 maggio avrà inizio la fase 2 che mi consentirà finalmente di uscire almeno per rivedere i miei nonni.

Giulia Cammarano IC

foto giulia

 

La vita in quarantena: non è la stessa cosa

Ormai da più di un mese ad ogni azione corrisponde questo pensiero: «Non è la stessa cosa». Eppure le azioni sono pressoché identiche; ad essere cambiato è l’umore, la fiducia verso il futuro ha lasciato il posto ad una vana speranza.

Poco meno di due mesi fa sembrava impossibile che la frenesia, nella quale la nostra vita era immersa, potesse mancare. Quella frenesia che ci costringeva a non fermarci mai, che ci accompagnava fin dal risveglio; adesso, al mattino, spengo la sveglia, ma non è la stessa cosa. Partecipo alle lezioni, ma non è la stessa cosa. Perché in fondo si sa che, per quanto si cerchi di mascherarlo, la vita, in quarantena, non è la stessa cosa. Purtroppo tale pensiero non esce dalla testa, perché questo periodo potrebbe essere sfruttato per fare tante cose, ma la strana sensazione che ti ricorda il non poter uscire, il dover stare in casa, purtroppo persiste. Invidio le persone capaci di lasciarsi trasportare totalmente da ciò che fanno. Io resto sempre un minimo aggrappato alla realtà, così pesante che mi impedisce di concentrarmi effettivamente su qualsiasi svago.

Per quanto non sia la stessa cosa, è un bene provare situazioni diverse. La noia porta a pensare ed è una buona occasione per confrontarsi con i propri cari, ma soprattutto con sé stessi, questa quarantena offre la grande possibilità di riflettere e di schiarire le idee, di confrontarsi con quei demoni invisibili che ci accompagnano tutti i giorni e riuscire a capire qualcosa di più su di sé.

Volendo essere più ottimisti si può considerare questa quarantena come un semplice pausa, da quel mondo frenetico, al quale un giorno torneremo, ma che non sarà più la stessa cosa.

Rocco Crescenzo III C

foto rocco

 

La vita ai tempi del COVID19: SOSPESI

Giorno di quarantena numero? Ormai ho perso il conto. Il tempo si è fermato, non esiste più differenza tra sabato o lunedì. Ogni giorno sembra ripetersi, uguale, uno dopo l’altro. Colazione, videolezioni, pranzo, studio, cena, film. Sembra assurdo, eppure ci manca quella vita tanto monotona e frenetica. È incredibile come la prospettiva possa cambiare in così poco tempo. Tra i mille impegni, era quasi un privilegio restare a casa per iniziare quella serie o finire quel libro. E adesso? Adesso programmiamo la settimana in base a quando uscire per andare a fare la spesa, aspettando la prossima ordinanza o la prossima diretta di Conte.

Viviamo sospesi, in pausa, in attesa che qualcuno possa schiacciare di nuovo il tasto “play”. Eppure, quando potremmo tornare alla nostra vita, quest’ultima potrà davvero essere quella di sempre? Quanto tempo passerà prima di poter stringere la mano a qualcuno senza paura? Quanto tempo ci vorrà per ricostruire le nostre relazioni sociali, quelle che abbiamo cercato di mantenere salde attraverso le videochiamate? Impossibile fare programmi. Viviamo così, un po’ alla giornata, cercando di “sbirciare”, attraverso i social, nelle vite degli altri, per renderci conto che adesso non sono poi tanto diverse dalle nostre.

Eppure, l’incapacità di fare progetti per il futuro, di pianificare ogni minuto nei minimi dettagli, ci ha permesso di apprezzare ogni istante, facendo nascere in noi il “desiderio di desiderare” quella vita precedente, tanto piena quanto disordinata. Stiamo vivendo in prima persona qualcosa che un giorno sarà sui libri di storia, quelle pagine che abbiamo sempre letto con distacco, cercando di immedesimarci in vicende che ci sembravano tanto lontane e assurde. In verità, forse la fortuna è proprio poterlo raccontare, poter essere la voce, o la penna, di questo presente che, prima o poi, diventerà passato. E in quel futuro che ora ci appare così lontano, sono sicura che comprenderemo che anche le pareti di casa, quelle che adesso sembrano quasi una prigione, saranno state in realtà il nostro porto sicuro.

Annachiara D’Arienzo

foto annachiara 

 

 Quarantena: Incastrati in un loop”

Venerdì 24 aprile 2020: il mio quarantasettesimo giorno di quarantena. Se non me lo avessero detto, non lo avrei saputo. Sembra di rivivere sempre le stesse situazioni: un Oroboro che si morde la coda all’infinito. Ormai mi ritrovo senza volerlo in una routine.

Mi alzo e seguo le videolezioni con prof che parlano sempre con lo stesso tono. È ora di pranzo: vado in cucina. Mia madre puntualmente si autoflagella per aver messo troppo o troppo poco sale nella pasta, mentre io prendo un piatto per l’insalata. «C’è già il limone?», chiedo a mio padre, che ogni giorno mi risponde: «Sì, ma se ne vuoi altro, lo puoi aggiungere». Avrei voglia di rispondergli: «Grazie! Lo so che posso aggiungerlo, non sono paralitico! Non ci vuole che me lo dici sempre!» ma non voglio che la mia frustrazione si riversi sugli altri, quindi faccio un bel respiro ed evito di essere scortese. Mi stendo sul letto e penso: «Che noia le routine». Anche pensare che la routine sia una noia è parte del loop. In poco tempo mi addormento. Di solito non dormo di pomeriggio, ma annoiarmi è estenuante.

È venerdì sera. Normalmente sarei uscito, ma ora mi ritrovo su Discord (un programma di audio-chat) con i miei amici. Anche questo sta diventando noioso, non abbiamo più di cosa parlare. Apro un cassetto alla ricerca di un cavo per la webcam. In un angolo c’è un costume da prete. Ce l’ho per un corto che pensavo di girare. Non so quale processo mentale me lo abbia fatto prendere e mettere addosso, ma eccomi qua. Sono le 2 di notte e sono su Discord, vestito da frate, mentre recito la parte del personaggio bigotto e populista che sventola il Vangelo in una mano, il crocifisso nell’altra. Non ci avrei sperato, ma sono riuscito a divertirmi e sono ancora felice di aver avuto quell’attimo di lucida follia. Avevo davvero bisogno di un po’ di caos.

Alessandro Fiorillo IIIC

Foto alessandro

 

Diario di bordo

A colpi di note

27 aprile 2020, nella mia testa-Cinquantacinquesimo giorno di quarantena. Il divertimento è morto. La noia prende il sopravvento. Rimane molto poco prima che essa possa sferrare il suo attacco letale. L’unico modo per poter contrattaccare è …la musica. Numerosi eserciti accorrono alla chiamata alle armi, ma soprattutto quello più agguerrito: il metal. Decidono, dunque di disporsi in modo strategico per mettere KO il loro nemico comune. La noia comincia a farsi sentire: chiusura di palpebre, sonnolenza, esaurimento nervoso. I soldati si preparano e sono a conoscenza che non si era mai visto niente del genere, per cui decidono insieme di alzare il volume e migliorare l’esperienza uditiva. Incredibilmente, si è originato un miracoloso campo da battaglia e la noia può battersi ad armi pari regalando alla musica un briciolo di speranza. Mai sottovalutare l’avversario. La noia spazza via l’hip hop con un solo colpo secco e deciso avvalendosi di un alleato abbastanza astuto: la depressione generata dai testi di denunce sociali e produzioni musicali minime del rap.

Soldati scadenti? Tutto a favore della controparte. Ci prova il pop con una meravigliosa melodia e i generali Michael Joseph Jackson e Bruno Mars sono determinati a prendere il controllo della situazione ma sfortunati: dopo un paio di attacchi vincenti, vengono sconfitti. Ed è così che entra in battaglia il metal. Il suono causa un impatto talmente forte che la noia è costretta a indietreggiare, ma non si arrende. Tenta continuamente di avvicinarsi, invano, permettendo alla fazione opposta di sfoderare la voce Death. Con una irremovibilità sui generis, l’esercito distrugge in modo sostanziale il rivale che, nonostante le ferite subite in battaglia, sembra non voglia mollare e si rifugia in un luogo remoto. Ebbene sì, il metal è l’unica cosa che mi fa alzare dal letto e dire: «Caspita devo fare qualcosa nella mia inutile vita oltre che fare le orme sui materassi».

Nicola Alessandro Galluzzo IIIC

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La mia prigione

Storia della monotona routine di un adolescente in quarantena

Con la quarantena la vita quotidiana è stata completamente stravolta, per un adolescente come me. Si è passati dalle tante presenze fisiche, dai frequenti incontri a scuola, per strada o nei locali, a una reclusione forzata, confinati in una casa che – anche se confortevole – somiglia sempre più a una cella, una prigione ma senza l’ora d’aria! Non siamo abituati, almeno non lo sono io, a fronteggiare tanto tempo senza contatti sociali “reali”. Siamo tutti in crisi. Anche la mia vita, ormai, è il ripetersi continuo delle stesse azioni: mi sveglio, 15 minuti prima delle lezioni on-line, prendo un caffè, mi collego, poi, terminato l’orario scolastico, vado a pranzare. Nel pomeriggio mi dedico ai compiti e, una volta finiti, faccio un po’ di esercizio fisico o gioco ai videogiochi. Infine dopo aver cenato, se non sono stanco, mi concedo altro tempo con la Playstation. Non avrei mai immaginato che stare a casa potesse essere così noioso. Il ripetersi costante delle medesime azioni, la monotona ciclicità delle giornate, toglie interesse anche ai momenti di svago che hanno perso fascino: i piccoli momenti della vita non hanno lo stesso gusto se non li puoi condividere con le persone a te care. La scuola ha perso quel brio dovuto all’interazione sociale, mi manca scambiare quattro chiacchiere nel corridoio con l’amico dell’altra sezione, gli scherzi stupidi fra compagni di classe, il silenzio prima dell’interrogazione, le discussioni con i professori e tutte le altre piccole cose, all’apparenza banali o insignificanti, che dietro la fotocamera non hanno lo stesso sapore. Ho compreso come ciò che alcune volte consideriamo superfluo sia in realtà il sale della nostra vita ed è per questo che vedo la quarantena come un periodo di crescita.

Mattia Muoio IVC

foto mattia

 

49° giorno di prigione

“Una strana storia di primavera”

28 aprile 2020, Cava de’ Tirreni

Sadismo e masochismo. Un muro. Ieri sono finito a guardare un muro steso sul letto per 5 minuti. Adesso mi dispiace tantissimo quando i criminali ricevono l’ergastolo in Law & Order, in effetti sto cominciando a rivalutare la pena di morte. A parte gli scherzi, se qui con TV, tablet, PC, console, telefono, libri, buon cibo e caffè a volontà mi ritrovo da solo a filosofare sul mio ruolo nell’universo, non immagino quelli che non hanno davvero nulla e sono costretti a stare chiusi in casa. Ma di certo non posso stare meglio pensando che c’è chi sta peggio di me, altrimenti, oltre che complessato, diventerei anche sadico.

Noia. Posso parlare poi di come passo il tempo durante queste splendide giornate da una finestra mentre sento gli uccelli cinguettare, i cervi passare per le strade e gli squali sulla costiera amalfitana. Mi sento un po’ come in un’apocalisse senza zombie, ma con una pasquetta triste e piena di sole. Ho notato anche che sono diventato piuttosto fotosensibile, ma posso aggirare il problema facendo una vita notturna come un pipistrello. Tralasciando il sogno dell’esterno, passiamo alla realtà dell’interno: dormire, mangiare, computer, caffè, leggere, mangiare, dormire, e ancora, ancora, ancora… Cerco di non pensare quasi mai al fatto che sto effettivamente vivendo un cerchio infinito, ma cercare di non pensarci fissando i muri diventa anche questo parte del ciclo. Strano forte. Ieri, tornando al muro, ho provato davvero a lasciare tutto e vedere cosa si prova a non fare niente. Spoiler: fa schifo. Torno a deprimermi in santa pace.

Daniele Passarelli IIIC

foto daniele

 

Annoiata in quarantena

La mia routine.

Sono esattamente 48 giorni che sono chiusa in casa e vedo le facce dei miei cari e dei miei amici solo in videochiamata. Come me la passo?

Beh, non c’è molto da dire o da fare; è una costante e infinita guerra contro la noia, ma devo ammettere che ogni giorno ne esco vincitrice e riesco sempre ad improvvisare qualcosa da fare e, in un modo o nell’altro, a trascorrere i pomeriggi. Perché ragazzi, il problema sono proprio loro, i pomeriggi! Bene o male, la mattina mi tengo impegnata con le videolezioni, la sera c’è sempre qualcosa da guardare in tv, e il pomeriggio?

Quest’ultima settimana mi sono cimentata in qualcosa a me sconosciuta prima d’ora, almeno praticamente: i PowerPoint. Durante i lavori di gruppo che ci venivano assegnati a scuola, io ero sempre la mente, la lampadina, la “portatrice di idee”; per finire un PowerPoint ho impiegato 4 giorni, ma per essere la prima volta è plausibile e a dirla tutta non è poi così complicato come pensavo, infatti sono molto soddisfatta del risultato finale. Sto anche imparando a cucinare. Giro sempre attorno a mia madre mentre cucina, infatti non mi sopporta più e dice che “non devo starle tra i piedi” perché le metto agitazione. Naturalmente, come ogni cuoco provetto che si rispetti, assaggio anche i miei “capolavori”, e tutto sommato non sono poi così male; devo ammettere che in cucina me la cavo abbastanza bene. Oltretutto, per non uscire dalla quarantena come un vitello, mi sono data anche al fitness, tant’è vero che mi sono stirata un muscolo, ma nulla di grave, sto rimediando con un po’ di stretching serale.

Quindi che dire, ognuno di noi, con i propri modi, sopravvive!

Miriam Rispoli IIIC

foto miriam

 

Quarantena Time

La mia nuova quotidianità

Martedì 28 aprile 2020, Nocera Superiore

Sono cinquanta giorni che gli Italiani vivono una situazione molto spiacevole: restare in casa il maggior tempo possibile per preservare la propria salute ma anche quella degli altri. Purtroppo però non tutti capiscono il vero problema e la gravità della situazione, poiché a distanza di qualche mese ci sono ancora persone che vagano per le strade senza una valida motivazione.

La quarantena raccontata da una ragazza di 14 anni potrebbe essere sottovalutata, ma secondo me le parole dei giovani potrebbero insegnare. La quotidianità è cambiata: si seguono lezioni online e si sta chiusi in casa a studiare la maggior parte della giornata, per ritrovarsi la sera con un mal di testa atroce. Ciò che prima sembrava indispensabile, capiamo che in realtà è alquanto inutile.

Trascorrevamo il tempo sempre con dispositivi elettronici, invece di goderci la vita, le amicizie, distaccandoci dal mondo social che non sempre ci fornisce giusti insegnamenti. Solo ora ci accorgiamo dell’importanza di avere una famiglia, del cibo e i beni di prima necessità; tutto ciò che in realtà manca a persone come noi. Cosa hanno loro meno di noi? Sono sfortunati! E allora riflettiamo prima di parlare, di insultare e di discriminare gli altri.

Trascorro le mie giornate aspettando con ansia il momento in cui potrò fare una nuotata in piscina o andare nuovamente allo stadio a sostenere la mia squadra. Beh sono cose secondarie, però sono le uniche che mi fanno stare bene. Trascorro il tempo studiando e capendo sempre di più chi sono, ma ciò che dico sempre è che appena uscirò dovrò andare a comprare un libro. Fino a qualche mese fa leggevo, poi il vuoto. Ora mi manca sfogliare le pagine, tenere tra le mani un nuovo libro e sentire il buon odore di carta.

La sera guardo il tramonto dalla finestra e ricordo tutti i pomeriggi trascorsi con i miei cugini, che purtroppo non vedo da tanto. Ma molto bello è il cielo blu con quelle piccole stelline che si intravedono appena e l’aria pura. Per strada circolano meno automobili e il silenzio favorisce una maggiore tranquillità interiore.

Maria Santoriello IC

foto maria

 

“Diario di quarantena”

Pensieri di un’adolescente in quarantena

Cava de’ Tirreni, domenica, 26 aprile 2020

Al quarantanovesimo giorno di quarantena posso affermare di aver sempre cercato di tenermi occupata, o quasi. Forse per la paura di annoiarmi, di rischiare di impazzire ma anche solo per il piacere di avere più tempo per me stessa. Che poi diciamocela tutta: avere più tempo per noi e per tutti i nostri pensieri non ha solo pro. Certo un po’ di relax con una bella tazza di tè, un buon libro e una maschera idratante per il viso non fanno mai male, anzi! Ma avendo così tanto, troppo tempo a disposizione per pensare e pensare, spesso si arriva ad annegarci fra i pensieri, a dover affrontare i “mostri” che ci portiamo dentro.

Questa situazione non mi ha mai fatto paura: è dal primo giorno che penso «Ma sai che forse non è tanto male “trovarsi costretti” a stare chiusi in casa per un po’?». Si… per un po’. In effetti non è che la mia vita prima dell’attacco del Covid-19 fosse tanto diversa, però non era tutto così monotono per tanto tempo. Vivere lo stesso giorno a ripetizione senza impazzire è la sfida della quarantena, eppure ho tutto: ho la famiglia e gli amici (a distanza), fra alti e bassi, e non posso lamentarmi. Mi manca poter uscire tranquillamente e divertirmi come ho sempre fatto, ma “in fin dei conti sto bene”. Il problema è per quelle persone che si ritrovano sole e magari non erano nemmeno abituate ad esserlo, per tutti gli anziani, per tutti coloro che hanno paura.

Questa quarantena però ha portato tanto. Ho capito di non dover dare mai nulla per scontato, ho inevitabilmente imparato ad ascoltare di più le mie considerazioni, ho un diario, ho scritto e ho letto, ho pianto e anche riso, ho ascoltato ore e ore di playlist su Spotify, ho mangiato e ballato…

Noia? Non vedo come potrei annoiarmi.

Giorgia Sorrentino IIIC

foto giorgia

 

La mia nuova routine

Tempo di quarantena

Martedì, 28 aprile 2020, Cava de’ Tirreni

Da quando il governo ha messo in quarantena l’Italia, e quindi tutte le scuole sono chiuse, le mie giornate sono cambiate.

Prima mi svegliavo ogni mattina con largo anticipo per arrivare in orario a scuola, adesso invece mi sveglio all’incirca 30 minuti prima delle lezioni, scendo dal letto, faccio con calma colazione, ripasso qualche materia del giorno e subito sono seduta alla mia scrivania per iniziare una nuova giornata. Dopo le ore scolastiche, pranzo insieme alla mia famiglia e nel pomeriggio studio le materie che sono state assegnate sul registro elettronico. Tutti i giorni trascorrono allo stesso modo, ma ammetto che non erano tanto diversi nemmeno prima della quarantena.

Quando mi annoio passo le mie giornate tra un davanzale e l’altro della casa, e guardando fuori dalla finestra osservo il tempo scorrere per gli alberi ormai in fiore e le api nei loro alveari intente a lavorare. Insomma il tempo sembra passare solo al di fuori di queste quattro mura in cui siamo costretti a stare, dove posso sentirmi libera solo con la fantasia che in questo periodo aiuta molto. Questa chiusura forzata mi ha aiutato a riflettere, mi ha fatto anche capire l’importanza dei piccoli gesti che prima sembravano scontati e insignificanti, ma che solo adesso ho capito quanto fossero necessari, mi ha fatto scoprire quei libri polverosi sullo scaffale che erano stati dimenticati, mi ha fatto fare nuove conoscenze, ma al contempo chiudere legami che ormai erano appesi a un filo.

C’è chi dice che la quarantena abbia dato tanto, personalmente ho più tempo da trascorrere con la mia famiglia e per me stessa, ma io trovo azzardato dire che sia quasi meglio della “vita normale”. Anche se faccio tante cose e cerco di rendere le mie giornate particolari, mi manca tantissimo la mia routine di prima: vedere gli amici e i parenti o fare una passeggiata per il corso.

Rossella Sorrentino IC

foto rossella

 

Domani arriverà lo stesso

26 aprile 2020, Castel San Giorgio

Vorrei vedere le persone che amo. Vorrei abbracciare la mia famiglia. Vorrei vedere un film con le mie amiche e non scoprire mai il finale date le nostre risate. Vorrei scherzare con i miei amici. Vorrei ritornare tra i banchi di scuola, che tanto odiamo, e chiacchierare con i miei compagni. Vorrei ballare fino allo sfinimento e usare le scarpette di danza ancora inutilizzate.

Sono stanca. Stanca di vedere le persone solo attraverso uno schermo. Mi manca la mia “vita normale”, quella che fino a due mesi fa ritenevo “monotona e noiosa”.

Tutto ciò mi getta nello sconforto ma poi penso a quanto sono fortunata. Mi ritengo tale perché tutte le persone che amo sono in ottima salute.

È difficile addormentarsi sapendo che l’indomani si prospetta un giorno esattamente uguale a quello appena terminato. In questi casi è facile avere speranza? Troveremo una cura? Quando potrò passare del tempo con i miei nonni? Smetteremo di avere timore?

Tante domande e zero risposte. Ma allora la forza dove la troviamo? Beh, io la trovo nel sorriso delle persone guarite, di chi non ha avuto paura del virus, di chi lottava con tutto sé stesso per ritornare dalla propria famiglia. La ritrovo nei medici e infermieri, che ogni giorno mettono in pericolo la loro vita pur di non porre fine a quella del paziente.

Nel mio piccolo cerco di aiutare restando in casa, ingannando il tempo attraverso varie attività. Cosa faccio? La routine è sempre la stessa.

Mi sveglio e, sorprendentemente, faccio colazione, mai fatta prima d’ora. Poi mi collego nelle varie videolezioni, è bello vedere i miei prof e i miei compagni, come se fossimo a scuola e ciò permette a noi studenti di non perdere quell’ultimo briciolo di normalità che ci rimane. Ovviamente terminata l’ultima ora, pranzo con la mia famiglia e subito dopo vedo una puntata di una serie con loro. Devo dire che questi momenti mi mancavano, infatti, arrivando a casa molto tardi e dovendo uscire dopo mezz’ora, avevo solamente il tempo di mangiare.

Mi sono promessa di non perdere le mie abitudini e una cosa che trovo molto utile è mettere dei “paletti” agli orari, a imitazione della vita intensa che avevo prima, in questo modo il pomeriggio non sembra poi così tanto lungo. Alle 15 si inizia a studiare e alle 18 cominciano le due ore di allenamento. Come diceva il poeta Giovenale: «Mens sana in corpore sano». Dopo di ciò serve una bella doccia e poi finalmente si mangia! La mia giornata termina facendo videochiamate con le mie amiche o sfruttando il mio abbonamento a Netflix. Lo ammetto, i primi giorni anche io mi sono scatenata in cucina preparando dolci su dolci. Ora mi limito alla pizza del sabato. D’altronde, cosa sarebbe un sabato sera senza pizza?

Belle giornate, no? Purtroppo non per una persona come me. Fin da piccola conduco una vita frenetica e ciò mi porta a passare poco tempo a casa. Ma spero vivamente che da qui a breve potremo parlare di questo periodo come se fosse solo un ricordo lontano.

Ma qualcosa di bello deve pur esserci, no? Guardiamo il bicchiere mezzo pieno e osserviamo quante cose questa “clausura” ci ha fatto capire. Ci ha fatto passare del tempo in più con i nostri genitori, che a causa del lavoro vedevamo poco. Ci ha fatto scoprire chi realmente conta per noi e chi ci migliora la giornata con un abbraccio. Ci ha fatto amare e mancare le uscite. Ci ha fatto capire di quanto fosse importante il semplice tempo passato a ridere fino a non riuscire più a respirare. Ci ha fatto capire di quanto il profumo della domenica a casa dei nonni fosse sinonimo di felicità. In breve, personalmente, ho compreso che le piccole cose sono le più importanti.

Ovviamente questo momento lo porteremo per sempre dentro, magari con la consapevolezza di doversi godere ogni attimo, soprattutto quelli in cui siamo felici. Infine vorrei riportare delle parole di un famoso cantante, Vasco Rossi, che sembrano perfette per questo momento:

Voglio trovare un senso a questa situazione

Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione

Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso

Che se non ha un senso

Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Antonia Soglia IIL

foto antonia

 

“Pensieri in quarantena: occhi al cielo

25 aprile 2020, Cava dei Tirreni: festa della liberazione d’Italia dal governo fascista e dall’occupazione nazista, ma l’unica cosa da cui vorremmo liberarci è la nostra vita in questo momento, che soffoca chi non era abituato a rimanere solo.

Vivere lo stesso giorno per giorni, con i demoni accanto e i pensieri in testa, mentre il silenzio logora dentro quando facciamo i conti con noi stessi: forse è questa la cosa più difficile da sopportare, forse perché nessuno si sopporta davvero. Questa mattina il sole bussa forte alla finestra, come se volesse allungare un raggio di speranza lungo 695 mila chilometri, ed è lì che trovo il mio angolo di paradiso tra le fiamme del mondo. Il mio appuntamento fisso, non solo in quarantena, è con i miei libri, che in questo periodo ho imparato ad amare ancor di più alla luce del giorno, con i raggi che illuminano il viso ed il suono del vento che riecheggia nell’aria.

Leggere, scrivere, studiare: è la terapia che durante il giorno mi permette di vivere tra le nuvole ed ogni sera mi riconcilia con la dimensione reale e mi traghetta tra le braccia di Morfeo. È vero, siamo tutti così distanti, ma pur sempre sotto lo stesso cielo: un paradiso fatto di luce, di tempo, di paure, di speranze e anche se sembra che il tempo scorra lento, tutto è un inno a ricordare cosa significa vivere, per poter apprezzare tutto ciò che tendiamo a lasciare sempre in un angolo della casa, che ora siamo costretti a guardare almeno per un attimo.

Ho sempre avuto la tendenza ad immergermi talmente tanto in qualcosa da dimenticarmi il resto del mondo, per questa ragione leggo e guardo il cielo, mi piace perdermi nelle cose immense, mi piace urlare mentre sto in silenzio, mi piace dar libertà alle voci rinchiuse nella mia testa, forse perché vivere tra le nuvole mi ricorda come vivere.

Chiara Spatuzzi IVC

foto chiara