“Ma davvero si può arrivare ad uccidere “per amore”? In tutta onestà io non credo.
O meglio, si può arrivare ad uccidere per amore, sì, ma per amore di sé stessi.”
(Roberta Bruzzone)
Il liceo scientifico “A. Genoino” di Cava de’ Tirreni ha preso parte, oggi 23 febbraio, al webinar sulla “violenza di genere e sul ruolo dello psicologo forense”, organizzato dall’Università telematica Giustino Fortunato. L’iniziativa, incentrata sulla figura della criminologa e giornalista dott.ssa Roberta Bruzzone, da sempre in prima linea nella battaglia alla violenza sulle donne, si è tenuta sulla piattaforma Zoom Meetings per i partecipanti principali e, in contemporanea, sul canale YouTube dell’Università.
Dopo l’introduzione del prof. Giuseppe Acocella, Magnifico Rettore dell’UniFortunato, il dott. Alfredo Salzano ha moderato l’incontro presentando il romanzo “Favole da incubo: dieci (più una) storie di femminicidi da raccontare per impedire che accadano ancora”. Un’analisi, definita «lucida e necessaria» dal giornalista, incentrata sull’importanza, ancora purtroppo attuale, degli stereotipi di genere sfociati in tragedie annunciate. I dieci casi di femminicidio più sconvolgenti degli ultimi anni vengono raccontati dalle dottoresse Bruzzone e Valente tra le pagine del romanzo, che analizza i principali preconcetti culturali e sociali legati alle vicende. «L’undicesima storia- dichiara la dott.ssa Bruzzone- è quella di chi resta: gli orfani del femminicidio, spesso e volentieri testimoni dell’assassinio. I bambini, ascoltati troppo raramente perché ritenuti non credibili, sono, dopo i protagonisti, coloro che riportano il disagio psicologico più grave dalle vicende», dunque, il “più una” dell’autrice ha il compito di raccogliere i cocci lasciati dalle storie precedenti, per mostrare che questo tipo di vicende non sono arginabili: determinano, al contrario, la vita di coloro che la vivono.
La presa di coscienza evidenziata nell’incontro è, quindi, il primo passo per scardinare gli schemi mentali delle «storie d’orrore», per fare in modo che crimini tanto orribili non rimangano per il mondo «tutto fumo e niente arrosto», ma trovino sempre meno terreno in cui mettere radici. Il messaggio, «forte, addirittura brutale», ha lo scopo di tentare d’innescare un profondo cambiamento culturale, per mettere fine alle differenze di genere e, soprattutto, alla violenza sulle donne.
Un viaggio attraverso gli stereotipi, i pregiudizi e i tabù, che si è chiuso con l’intervento della prof.ssa Katia La Regina, presidente del corso di Laurea in Giurisprudenza dell’UniFortunato, al quale la dott.ssa Bruzzone ha replicato, affermando che il messaggio più potente si concentra sulla speranza riposta nelle nuove generazioni. Un incontro interessante e coinvolgente, che, oltre a “raccontare le favole” di donne ingiustamente dimenticate, auspica un forte richiamo al cambiamento, che, si spera, avrà come protagonisti i futuri cittadini del mondo.
Chiara Spatuzzi
