IL VALORE DELLA MEMORIA

[…] Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

In occasione della Giornata della Memoria, Giovedì 27 gennaio 2022 alle ore 10:00, il giornalista Enrico Mentana ha dialogato con gli studenti sul tema della shoah e dell’importanza della memoria.
L’evento si è svolto online, sulla piattaforma Microsoft Teams, e ha coinvolto gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

PERCHÉ IL 27 GENNAIO

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005. Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nell’offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

GLI ITALIANI APPOGGIARONO LE LEGGI RAZZIALI: INDIFFERENZA E TERRORE

La persecuzione degli ebrei in Italia fu avviata nel settembre del 1938, quando, dopo una virulenta campagna di propaganda su carta stampata, il regime fascista introdusse l’antisemitismo nell’ordinamento giuridico attraverso le leggi razziali, che privarono gli ebrei dei diritti civili e dell’uguaglianza in tutti i campi della vita sociale, economica e professionale, creando quello che Primo Levi ha definito un «regime di segregazione». Da parte degli italiani, a livello popolare, non vi fu alcuna opposizione di un certo rilievo o degna di nota. La Casa reale e il Vaticano, le uniche istituzioni alternative sopravvissute al fascismo, abbandonarono gli ebrei al loro destino. Vittorio Emanuele III firmò le leggi fasciste e quando, il 10 settembre 1938, fu informato da Buffarini Guidi su come Mussolini intendeva impostare la politica antisemita, non protestò, limitandosi a rivendicare rispetto per chi poteva vantare meriti patriottici. Pio XI e Pio XII espressero in più occasioni dubbi sulle leggi persecutorie e da parte di alti esponenti delle gerarchie ecclesiastiche non mancarono voci di protesta, ma la portata della condanna fu del tutto limitata. Anche tra gli antifascisti furono poche le critiche alle leggi razziali, determinando un silenzio costituito da indifferenza e terrore.

LA GERMANIA COME L’ITALIA: LE LEGGI DI NORIMBERGA

Le Leggi di Norimberga, emanate il 15 Settembre del 1935, furono seguite da decreti legislativi e da numerose disposizioni d’ufficio, tesi a ridurre, fino ad annullare, i diritti di cittadinanza delle persone “non gradite”, in particolare degli ebrei tedeschi e, in seguito, anche di quelli dei territori occupati. In questo modo, il nazismo creava un appiglio giuridico per la più aspra persecuzione di sempre. L’Ordinanza del Presidente del Reich per la protezione del popolo e dello stato del 28 febbraio 1933 sospendeva gli articoli della Costituzione di Weimar riguardanti le libertà personali. Hitler promosse la legge contro l’invasione dell’elemento straniero nelle scuole e nelle università tedesche. Ne conseguì il loro forzato allontanamento dall’insegnamento o dalle attività artistiche e culturali, poi anche dalle professioni e dall’esercito. Le “Leggi di Norimberga” furono un incisivo fattore discriminante: esse stabilirono la razza pura, “di sangue tedesco o affine”, e le limitazioni in campo matrimoniale e domestico. Il 14 novembre 1938 fu emanato il primo regolamento sulla cittadinanza tedesca a cui seguirono altre 12 ordinanze. In esso si stabiliva che “solo il cittadino del Reich era detentore dei pieni diritti politici, del diritto di esercizio del voto o di ricoprire cariche pubbliche” e si specificava che “un ebreo non può essere cittadino del Reich”.

Lo storico Biasiori: «Ricordare l'Olocausto è fondamentale ma non basta  Bisogna capirlo perché non si ripeta» - Cultura e Spettacoli | l'Adige.it

La voce dei sopravvissuti: Liliana Segre

Nata nel 1930, nell’inverno del 1944 Liliana Segre fu costretta a salire su un camion che attraversava Milano per raggiungere i sotterranei della stazione Centrale e il binario 21, da dove partivano i treni per Auschwitz-Birkenau. Suo padre, ebreo, era con lei, ma lei non lo vedrà più. Nel campo la superstite lavorava in una fabbrica di munizioni. Un giorno, una ragazza francese di nome Janine si era ferita gravemente a una mano. Mentre ne veniva decretata la condanna a morte immediata, Liliana Segre confessa di non essersi voltata: “Avrei voluto farlo, aiutare Janine. Non lo feci. È un pensiero che mi tormenta sempre”. I nazisti non permettevano di soccorrere i feriti, chi lo avesse fatto sarebbe stato fucilato. La sopravvissuta ha anche descritto più volte la cosiddetta “marcia della morte” durante la quale i prigionieri furono costretti a seguire i nazisti in fuga finché questi si tolsero la divisa per nascondersi tra la popolazione civile. Un soldato delle SS (squadre speciali) gettò a terra la sua pistola. La donna pensò: “Prendo l’arma e lo uccido”. Poi si bloccò: “No, non la prendo”. In quel momento, come dice la Segre, ha vinto la vita. Oggi riveste il ruolo di senatrice a vita, stabilito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Studiate e ricordate! Solo così potrete rendere il mondo migliore”. Con questa espressione Enrico Mentana saluta i giovani, ponendo in loro l’importanza del ricordo. Quando tutti i testimoni diretti dell’Olocausto ci lasceranno, toccherà ai ragazzi raccontare alla prossima generazione le atrocità della Shoah affinché non si verifichino altri episodi simili; solo con lo studio e il ricordo si può combattere l’ignoranza e l’indifferenza.

Manuel Luciano III C Luca Galise III C