“E perché mai dovremmo fidarci di te? Che ne sappiamo se sei uno sbirro che vuole solo incastrarci?”
“Mettimi alla prova”
“Bene…entro domani voglio 3 grammi venduti a 300€. Hai tempo fino alle 17:30”
Avevo bisogno di quei soldi, il modo in cui ci sarei arrivato non aveva importanza.
Con 3 grammi in tasca mi sentivo grande, mi sentivo all’altezza di chiunque e cosi mi sono recato in uno dei classici vicoletti di spaccio di Napoli. Cappello nero, scalda collo fino al naso e mani in tasca.
Mi era bastata un’occhiata a qualche ragazzino disperato che stava fermo lì, per far capire che avevo quello che desideravano. Cedo la bustina e prendo quei 300€ che forse erano stati rubati dalla pensione della nonna oppure dal portafoglio dei genitori. Subito pensai: “Ca**o ma veramente è cosi semplice”. Prendo il “lavoro”, secondo loro ero in gamba, furbo, ma in realtà ero solo un ragazzino immaturo che doveva trovare un modo per riuscire a diventare indipendente.
Mamma mi aveva trovato un lavoro per cui sarei stato ben pagato: impiegato in fabbrica, 1300€ al mese, ma mi sarei dovuto alzare ogni mattina alle 05:30 per poi uscire da lì per le 17 meno qualcosa…troppa fatica. Dissi a mamma che avrei voluto trovare un altro lavoro, uno meno faticoso, meno impegnativo…ma quando le dissi ciò, lei sembrava non capire; quel lavoro mi avrebbe permesso un grande futuro, uno stipendio fisso su cui avrei potuto fare affidamento per costruirmi la mia vita, ma io rifiutai. Rifiutai perché la mia testa aveva già trovato quell’altro “lavoro”: lo spaccio. Tanti soldi per pochi gesti, tanto rischio, ma poco sforzo; ma la situazione mi era sfuggita di mano. Iniziai a drogarmi. Qualche milligrammo lo rubavo da ogni bustina, qualcuno la pagavo per non dare troppo nell’occhio. I denti si erano scuriti e gli occhi arrossati.
Mamma ovviamente non sapeva nulla, fin quando poi non trovò 700€ nella tasca del giubbotto, altri 100€ il giorno dopo, altri 650€ la settimana dopo, e cosi, occhi rossi, sonno perenne, e anche lei fece 2+2.
Mi parlò. Ero una delusione. Mi fece una pezza.

Dopo la discussione la prima cosa che feci fu prendere 70mg e li sniffai tutti di un colpo. Finito l’effetto mi guardai allo specchio e mi dissi:”Mamma che schifo”. Mi facevo schifo, mi facevo ribrezzo da solo. Volevo cambiare. Riprendere in mano la mia vita. Essere la soddisfazione di mamma.
Non fu per niente facile, ma ridussi sempre meno le dosi giornaliere, fino ad arrivare al punto tale da riuscire a starne senza. Mamma lo notò ma non mi disse niente, ogni tanto mi lanciava solo qualche sorrisetto soddisfatto. I soldi continuavo a guadagnarli dallo spaccio, ma quando ogni giorno vedevo ragazzini anche più piccoli chiedere quella polverina bianca, pensavo alle loro madri e al loro stesso futuro. Volevo aiutarli. Provai a parlare a uno di loro, ma ricevetti uno schiaffo. Dovevo fare qualcosa di più grande. qualcosa di migliore, qualcosa di significativo: impiegato in un centro anti droga. Sapevo tutti gli effetti, sapevo i modi per evitare di pensarci, sapevo i punti deboli di tutti. Mi assunsero con grande felicità.
Oggi ricevo uno stipendio di 1500€ al mese. Uno stipendio vero e proprio, meritato e non sporco. Mamma mi guarda con occhi soddisfatti e spesso con occhi commossi.
Tutto ciò grazie a una scelta. Avevo a disposizione due strade, ma scelsi quella sbagliata per pura comodità. Sono le scelte a determinare il nostro futuro, le scelte che facciamo a scrivere il nostro destino…semplicemente sei tu stesso responsabile della tua vita; in che modo? Facendo delle scelte.
Fabiola D’Arienzo
