Katja Petrowskaja: “Ogni cosa accade adesso”

Katja Petrowskaja, nata a Kiev nel 1970, ha compiuto studi di lettere e slavistica all’Università di Tartu, è stata borsista a Standord e in Columbia laureandosi infine a Mosca.

Fu lei ad aggiudicarsi la seconda edizione del Premio Strega Europeo 2015 con il suo romanzo Forse Esther nel quale ripercorre l’odissea di una famiglia ebrea dall’impero asburgico a quello sovietico. Ma cosa pensa della guerra in Ucraina al giorno d’oggi?

 “L’entrata dei carri armati russi in Ucraina hanno significato un attacco a delle persone libere, si sono opposti alla volontà di qualcuno che sento prossimo anche se in realtà si tratta di completi estranei. Tutto ciò mi ha insegnato che ogni cosa accade adesso e che non si può attraversare il mondo, e la storia, cercando di uscirne indenni”.

“In Ucraina la gente lotta per un ideale fondamentale: la dignità. Nessuno vuole capitolare, nessuno vuole vivere sotto un regime dispotico… La resistenza è lavoro e fatica. Ed è responsabilità: fare tutto il possibile per aiutare gli altri”. Queste sono le parole della scrittrice ucraina Katja Petrowskaja rilasciate durante un’intervista tenuta da Wlodek Goldkorn pubblicata dal quotidiano La Repubblica. Autrice del romanzo scritto in lingua tedesca Forse Esther, si aggiudica nel 2015 la seconda edizione del Premio Strega. Come molti autori di ascendenza ebraica impegnati in un recupero delle proprie radici, anche Petrowskaja scrive in prima persona, corredando il testo con diverse fotografie; infatti l’autrice, descrivendo in Forse Esther una foto scattata nel ghetto di Varsavia, gli fa eco: “Per strada ci sono molte persone, alcune mi guardano, piene di paura, come fossi io il pericolo, come fossi io il fotografo, come fossi io uno dei responsabili.” Percorre tutta la rotta europea che passa da Kiev e Vienna, Varsavia e Mosca, fino alla Siberia dei gulag staliniani, per ricomporre la dispersa genealogia dei suoi affetti familiari. Il racconto si apre sulla stazione di Berlino che Petrowskaja considera del tutto inospitale, spalancato sulla desolazione di una città da cui si è mossa, “su ruote e ali di ferro, una guerra lampo senza fine. Infatti la guerra non ha e non avrà mai fine, si è passati da un totalitarismo tedesco a quello sovietico e ancora oggi l’Ucraina lotta per l’indipendenza. Nel finale Petrowskaja immagina il ritorno alla casa dell’infanzia di Kiev, oggi ricacciata nel fango del conflitto.

Sabrina De Rosa