“L’Elisir D’Amore”, il melodramma giocoso di Donizetti al teatro Verdi di Salerno

“L’Elisir D’amore”, in scena al Teatro Verdi il 18 novembre 2024, punto cardine nella storia dell’opera buffa, arricchita dalla celebre “Una furtiva lagrima”.

Ci sono prodotti che, come si dice, “si vendono da soli”, senza grandi sforzi, tanto sono graditi. È certamente il caso de L’elisir d’amore, il capolavoro di Gaetano Donizetti che da quasi due secoli riempie i teatri ovunque venga proposto.

Lunedì 18 novembre 2024, alle ore 18:00, una rappresentanza di studenti del Liceo Scientifico “A.Genoino” di Cava de’ Tirreni, Ketura Imperato, Gerardo Fiorentino, Annamaria Fiorentino, Rossella Pico, Elisa Vitale, Giulia Falcone, accompagnati dalle docenti d’Auria, Giordano e Troiano, affiancati da studenti provenienti da scuole di diversi gradi della provincia di Salerno, ha assistito ad una nuova opera teatrale, che fa capo al PROGETTO MUSICASCUOLA “CI MUOVE LA PASSIONE”, con un nuovo allestimento del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno. Una co-produzione in collaborazione con il Conservatorio Martucci di Salerno.

L’elisir d’amore è una delle opere più conosciute del compositore italiano dell’Ottocento Gaetano Donizetti, su libretto di Felice Romani. Opera buffa in due atti, il primo con dieci scene e il secondo con nove, vide la luce per la prima volta il 12 maggio 1832 al Teatro della Canobbiana di Milano. La nascita dell’Elisir fu rapida e si verificò in circostanze curiose: Donizetti ricevette una commissioneper scrivere il melodramma solo in 14 giorni. In effetti, dovette sostituire l’altro scrittore che aveva rifiutato di scrivere un pezzo per la stagione teatrale. Inoltre, il soggetto doveva essere simile aquello di una commedia dell’arte, cioè con travestimenti, equivoci amorosi e un gruppo di personaggi caricaturali. Eugène Scribe scrisse l’opera comica francese “Le Philtre”, sulla quale sarebbe stata basata l’Elisir e Felice Romani ebbe sette giorni per adattarne il testo. Nonostante la grande pressione, riuscirono a creare uno dei capolavori dell’opera buffa del XIX secolo.

L’ambientazione, nell’adattamento messo in scena al Massimo cittadino, si svolge in un paesino italiano. La trama ruota attorno al personaggio di Nemorino, un giovanecontadino innamorato della ricca e capricciosa Adina che, per conquistarla, si fa coraggio e beve un bicchiere di vino in due sorsi. L’uomo interpreta il vino come un elisir d’amore. Ciò gli sarà vendutodall’imbroglione Dulcamara; si rivelerà poi essere un semplice vino ma, per un equivoco fra Nemorino e il sergente Belcore, si trasformerà, invece, in un potente simbolo d’amore.

L’opera è definita nella partitura come “melodramma giocoso” e contiene anche elementi patetici, raggiungendo l’apice nell’aria più famosa, “Una furtiva lagrima”, che esprime il momento in cui Nemorino crede di vedere un segno del nascente amore di Adina per lui. Sin dalla sua prima esecuzione, l’opera riscosse un grande successo con trentadue rappresentazioniconsecutive. Ciò che la rende immediatamente amata è l’inventiva melodica di Donizetti, che si fonde perfettamente con il tono comico dell’opera, talvolta velato da una nota di malinconia, soprattutto nell’aria più celebre. Il tutto è ambientato in un contesto di comicità e intrecci amorosi, con l’elisir di Dulcamara che gioca un ruolo chiave nella trama. Il successo di pubblico per quest’opera non fa certo notizia, ma la versione presentata al Teatro municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno merita una attenzione speciale grazie soprattutto al livello musicale, una vera e propria manifestazione di belcanto. A partire dal giovane direttore d’orchestra Gaetano Lo Coco. La lettura che propone, grazie anchead un’orchestra puntuale e precisa, è brillante senza essere invadente, perfetta per il dramma giocoso diviso tra scherzo esentimenti.

Nella recita del 18 novembre la soprano Enkeleda Kamani è Adina, protagonista brillante nell’ interpretazione e superba nel canto, seducente civetta confonde l’ingenuo Nemorino, interpretato dal tenore Juan Francisco Gatell. L’attesa “Una furtiva lagrima” ha entusiasmato il pubblico giovanile, mentre il ciarlatano Dulcamara, interpretato dal baritono Alfredo Daza, strappa risate divertite nell’acrobatica e intonatissima parlantina del personaggio.

Degna di nota è anche l’interpretazione di Maxim Lisiin, il valoroso Belcore, sergente di guarnigione nel villaggio. Una nota a parte va a Miriam Tufano, una brillante Giannetta, che tiene la scena con disinvoltura e spicca con i suoi acuti. Il Coro del Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, diretti dal maestro Francesco Aliberti e l’orchestra diretta da Gaetano Lo Coco sono sempre dei protagonisti su cui contare. La regia di Riccardo Canessa mette in scena un’ambientazione marina e la scena, di Alfredo Troisi, mostra sullo sfondo uno paesaggio marino, che ricorda uno scorcio della costiera amalfitana. Anche nei costumi, sempre di Alfredo Troisi, domina il bianco, ma sapienti tocchi di colore, valorizzati dalle luci, li rendono brillanti e felicemente adeguati al discorso musicale.

Il pubblico si rende conto che “L’elisir d’amore” non è una storia di risate e inganni, ma un racconto su come cerchiamo disperatamente qualcosa di speciale per essere amati, senza renderci conto che il segreto è tutto dentro di noi: Nemorino, con il suo sincero amore per Adina, rappresenta la speranza di tutti noi di essere accettati per quello che siamo. Egli crede di aver bisogno di un elisir magico per avere la ragazza, ma in realtà il potere del suo genuino e sincero amore è già tutto ciò di cui ha bisogno.

L’idea di una pozione che possa risolvere i problemi d’amore è tanto divertente quanto simbolica. Ci fa sentire stupidi nella ricerca di soluzioni facili e inutili o nell’illusione della nostra assenza di limiti per il regno del sogno se la nostra soluzione è molto più vicina a noi: la nostra autenticità. Adina, che sembrava all’inizio distante e irraggiungibile, capisce alla fine che l’amore non ha logica o piano. Lei cambia, trova un lato più vero di se stessa; si rende conto che l’amore vero è un sentimento che cresce lentamente, è la tenerezza che sente nell’amore di Nemorino.

L’elisir d’amore ci lascia una sensazione a tratti dolce ma anche un po’ amara. È incredibilmente divertente con tutti gli equivoci, le sciocchezze e le goffaggini. Ridiamo e sorridiamo davanti a un finale felice: d’altra parte, tutti meritiamo di essere felici, senza eccezioni. Ma,dall’altro canto, ci chiediamo quanti di noisiano in grado di essere disposti a guardare dentro di sé. Dopotutto, sembra che l’amore non abbia bisogno di finte trasformazioni o magia: abbia bisogno solo di coraggio e onestà. Nemorino lo ha capito troppo tardi – e forse anche noi, guardando l’opera, ci rendiamo conto che possiamo essere felici così come siamo, senza dubbio alcuno, potendo anche noi cantare …M’ama! Si, m’ama! Lo vedo, lo vedo…

Ketura Imperato 4E

Referente del progetto: Prof.ssa Emilia Giordano, Prof.ssa Erminia d’Auria, Prof.ssa Enza Troiano

Dirigente scolastico: Prof. Pietro Mandia