INCONTRO CON L’AUTORE:  Olimpio Talarico  “AVREI VOLUTO SCRIVERTI CANTANDO”

Gli studenti del liceo scientifico “A.Genoino” di Cava dei Tirreni incontrano lo scrittore Olimpio Talarico, autore del romanzo “Avrei voluto scriverti cantando” e danno spazio a qualche curiosità.

Il giorno 22 novembre 2024, gli studenti delle classi 3ªC e 4ªC, guidati dalla professoressa Erminia d’Auria, hanno partecipato alla serata finale della 40ª edizione del Premio Iride, nella sala di rappresentanza del Complesso monumentale San Giovanni di Cava de’ Tirreni. Il vincitore della competizione è stato  OlimpioTalarico, autore del romanzo “Avrei voluto scriverti cantando”. Si tratta di un libro complesso, ricco di descrizioni, suggestioni,  flashback e colpi di scena che terminano nello spannung finale. 
Per l’occasione, gli studenti hanno realizzato un booktrailer in cui hanno offerto la loro personale interpretazione del romanzo, evidenziando i punti salienti della narrazione, , sottolineando il valore incommensurabile della parola: il protagonista del libro, infatti, è Leonardo, un padre che non riesce a raccontare a sua figlia Carolina il suo passato e quello della sua famiglia, finendo in un loop di solitudine e sofferenza. 

Dopo aver mostrato il loro lavoro, gli studenti si sono confrontati con Talarico per soddisfare i loro dubbi e le loro curiosità 

I personaggi sembrano divisi tra il desiderio di vivere secondo i propri ideali e la necessità di scendere a compromessi con la realtà. Crede che esista una strada per conciliare questi due aspetti, o la tensione tra di essi è una condizione inevitabile dell’esistenza?

“Gli incontri sono sempre determinanti, però sono determinanti anche i luoghi dove gli incontri avvengono e nelle piccole comunità gli incontri riescono a condizionare moltissimo le vite. Poi, i se come nel romanzo, agli incontri, ai paesi, si aggiunge la grande storia, allora i destini sono segnati; le vitesi incanalano in un destino che non si può annullare. E i personaggi, a parte uno, Luisito, che riesce a comprendere la storia, che riesca ad andare oltre l’odio, oltre alla violenza, restano invischiati senza riuscire ad uscirne.”

Luisito, in questa condizione di mancato allineamento con la società, ricorda vagamente il personaggio di Ciàula” di Pirandello?

“Uno degli episodi più interessanti del libro è proprio quando sul pullman Elda e Leonardo si incontrano per la prima volta, scendono dal pullman e Luisito incontra il fratello. Gli dice che il padre l’avrebbe ammazzato e lo definisce stupido; aveva capito tutto.C’è poi una delle scene più belle: il discorso con il padre. Nei libri o si descrive qualcosa che si è vissuto oppure qualcosa che si sarebbe voluto vivere. Io con mio padre non ho mai parlato, la nostra generazione è muta, nel senso che nei genitori molto affettuosi, che avrebbero donato la vita per i figli, la parola era completamente assente; per cui chi scrive cerca di acquistare qualcosa che non ha mai avuto, perciò quello per me è uno dei passaggi più belli.”

Quindi l’ingenuità di Luisito è allo stesso tempo la capacità di semplificare la vita quotidiana rispetto agli altri?

“Non avere come Pirandello degli schemi, delle maschere, l’andare oltre e quindi comprendere la realtà per quella che realmente è. Per quanto riguarda Luisito, lui rappresenta la sorella di mia madre, che era nata solo 11 mesi prima di lei, nel gennaio del ‘39, ed è l’unica dei fratelli ancora viva: non parla, non ha mai parlato, è come una bambina, ma nel suo mutismo dice molte cose.”

Nel romanzo è fondamentale  l’epifania,  la scoperta di una dimensione altra, la rivelazione che viene compresa attraverso un terzo occhio, quello che non passa per il filtro razionale.

“Ecco infatti oggi molti scrivono. Ci sono molte cose scritte ma poi si deve avere l’abilità di cogliere la grandezza della scrittura. Voi avete notato le figure retoriche,la sinestesia…. Il lettore medio non se ne rende conto ma per me è fondamentale lasciare degli indizi di una scrittura curata ed accurata”.

Poi, è anche bello cogliere per il lettore cogliere gli indizi, in nome di quel “patto narrativo” che si instaura tra lo scrittore e il lettore, no?

“Si, molte volte il lettore va oltre e ti fa capire cose che non avevi pensato in maniera razionale. Per esempio, un mio amico carissimo, un lettore fedele ed attento dei miei romanzi,  un giorno mi ha chiesto di mio padre e io gli ho risposto che era perfetto, che ci volevamo un mondo di bene; poi, in auto, più tardi, mi sono resoconto che io e mio padre non ci siamo mai abbracciati. Ho avuto bisogno di un lettore per rendermene conto. Ecco perché uno deve scrivere, indipendentemente dai premi, perché è un modo per conoscere le dinamiche, i comportamenti dei personaggi: chi è perdente, chi non lo è, perché è nato odio tra le famiglie, se dipende dalla politica o anche da altro.”

Quando Leonardo vede il presunto fidanzato di Elda lo definisce una “mezza sega” e Don Luigi gli risponde: “Tuo padre invece di cucire costruisce loculi per il cimitero?” con un’esagerata freddezza. Dalla politica può nascere un sentimento di odio così profondo? 

“Si, io lo credo. La Storia l’ho raccontata e io sentivo questa storia spesso. Mia zia è andata a morire in Belgio per questo però nessuno ne parlava. Poi, alcuni personaggi sono morti, è morta lei, è morto un figlio e lì sono andato a fondo e quando capisci che la storia che hai costruito in testa si incrocia con la realtà, la vita supera, va oltre la fantasia, supera la letteratura. Insomma, ritorna tutto nei romanzi… io, per esempi,o ora me ne torno a casa e rileggo la storia che sto raccontando in un altro libro. Mi fermo, prendo il cellulare, appunto alcune cose, perché c’è la preoccupazione che sfuggano Io con i personaggi ci vivo sempre”

E’ la vita normale o è una vita parallela quella?

“E’ una vita in più, una vita in più” 

Calvino affermava che chi legge vive tante vite quanto sono quelle che nei romanzi si leggono. Chi non legge vive una vita sola

“Ecco, io per esempio a casa ho una nuova cucina. Fino ad un mese avevo una cucina vecchia e c’era una frase che diceva: ‘ma chi lo dice che mentre sto alla finestra io non sto lavorando?’. Io faccio un lavoro immenso. Non solo devi stare attento alla form,a ma devi stare attento alla storia, che i personaggi ti entrano dentro, gli devi dare un peso, un corpo, gli devi dare una parte di te, ma, allo stesso tempo, una parte che non sia troppo vicina a te. Io ho paura certe volte di scrivere perché un romanzo lo leggono tutti però bisogna capire bene chi. 

Mio figlio non legge i miei romanzi, ma io lo so perché, so perché non li legge. Sarà una mia consolazione, ma lo so. Li inizia e poi si ferma. E’ normale, non sono temi semplici e quando li scopri, insomma ti fa un po’ male qui (al cuore). Tutti hanno una reazione, ma i familiari ne hanno molte in particolare.”

Visto il titolo del romanzo, a proposito di canzoni, c’è n’è una che lo ha ispirato particolarmente o una che si può ricollegare alla storia del romanzo?

“Mah, su questo poco ho pensato perché siamo in un’epoca in cui la musica non la conosco. Ma la musica ha ruolo fondamentale, sì.”

E questo romanzo se fosse una canzone quale sarebbe?

“E’ una cosa a cui non ho pensato, in realtà, è un romanzo pieno di vite come tante no? I conti tornano.”

In che modo lavora? Come sceglie le storie? E la sintesi finale?

Quando scrivo una storia, spesso compare l’elemento autobiografico: situazioni lontane, di famiglia, che mi sono state raccontate e che, ad un certo punto, sento il dovere a mia volta  diraccontare. Non sempre  ci riesco, perché è vero che noi inventiamo e prendiamo spunto dalla realtà, ma quando la realtà diventa troppo forte, ad un certo punto si sente il bisogno di allontanarsi, perché si rischia di scoprire delle cose che potrebbero non far piacere. Scavare nel passato può essere, a volte un dolore immenso”

IV C Liceo Genoino