Violenza di genere: un convegno sulle radici

Nel Salone di Rappresentanza del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, lo scorso 12 dicembre, due classi del Liceo scientifico “A. Genoino”, la IV C e la III A, hanno avuto la possibilità di partecipare al convegno “Accendi la Luna – Convegno contro la violenza di genere e stereotipi: Educare è Prevenire”.

Il sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, e l’Assessore ai Servizi Sociali, Giovanni Del Vecchio, hanno reso possibile l’evento, moderato da Poalo Landi, direttore della Cooperativa sociale “La Citta della Luna” e organizzato in collaborazione con la Fondazione della ComunitàSalernitana, rappresentata dalla Presidente Antonia Autuori.

Attraverso interventi di esperti e rappresentanti del settore del sociale, i ragazzi hanno vissuto un’esperienza formativa e di riflessione su temi fondamentali come il contrasto alla violenza di genere.

Uno dei primi interventi è stato quello di Sonia Senatore, Coordinatrice della Casa Rifugio per donne vittime di violenza, che ci ha dato testimonianza di un soccorso prestato ad una di queste donne, in piena pandemia. In tal modo, è riuscita a sensibilizzare i ragazzi e a spiegare le difficoltà che le donne incontrano nel ricostruirsi una vita da zero dopo aver lasciato la propria casa.

Successivamente, con il contributo di Adriana Napoletano, Dirigente Psicologo dell’Asl di Salerno, e Giuseppe Gargano, Dirigente Servizi Sociali del Comune di Acerra, sono stati analizzati i processi psicologici e che portano l’essere umano a compiere atti di violenza contro un suo pari. 

La psicologa ha spiegato il concetto di dipendenza affettiva, di come essa non abbia genere e si possa verificare in qualsiasi tipo di relazione umana. È riuscita a catturare l’attenzione dei ragazzi attraverso un’argomentazione semplice e colma di metafore. Ha fatto capire quanto una tale dipendenza possa essere forte e come essa spesso si trasformi in un meccanismo di autodistruzione.

Giuseppe Gargano ha invece illustrato la natura ontologica della violenza umana, esponendo due realtà diverse: la realtà dell’essere e la realtàdell’altro. La prima si basa sul pensiero parmenideo “l’essere è e non può non essere” e rimanda anche alla corrispondenza cartesiana tra esistenza e pensiero, “io penso, dunque sono”. Gargano spiega che, in quest’ottica, per ogni essere umano tutti coloro che hanno un pensiero diverso, implicano il non essere e quindi possono essere uccisi.

La seconda realtà, invece, presuppone tre fattori, l’essere, l’io e l’altro.

Fin dalla nascita, i bambini provano un senso di mancanza, perché separati dalla madre. Durante la crescita, essi sono alla ricerca costante di godimento, ossia cercano di colmare il vuoto causato da questa separazione. Lo fanno creandosi un proprio io, una propria collocazione, prendendo possesso degli oggetti del mondo. In questa condizione c’è il rischio che per colmare il vuoto si “prenda” un altro essere umano, oggettificandolo e non vedendolo più come un pari. Nel caso dei femminicidi, nel momento in cui l’essere umano, identificabile nella donna, si allontana, il maschio può vedere la situazione come la perdita di un possesso e può sentirsi legittimato ad uccidere. I veri rapporti si creanosolo quando ci si rende conto che anche l’altro ha un proprio io e lo si rispetta. 

L’ultimo intervento è stato quello di Francesca Gennai, Presidente di “La Coccinella” e Vice Presidente CGM, che si è soffermata sul ruolo che la donna assume quando combatte per i propri diritti. L’evento si è concluso con un’attività proposta da Adriana Napoletano: guardare negli occhi la persona al proprio fianco per qualche secondo, col fine di entrare davvero in relazione con l’altro.

Piera Cammarota IV C