La Traviata di Verdi tra amore e sacrificio sul palco della vita

Un viaggio emozionante tra passioni proibite e scelte dolorose: la celebre opera di Verdi rivive con freschezza e intensità in un nuovo allestimento al Teatro “Verdi” di Salerno, il 23 dicembre 2024

Lunedì 23 dicembre 2024, alle ore 18:00, per la gioia degli occhi e delle orecchie degli studenti di Salerno e provincia, è andata in scena, con un nuovo allestimento ad opera del teatro “Verdi” di Salerno, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Grazie al PROGETTO MUSICASCUOLA “CI MUOVE LA PASSIONE”, anche una rappresentanza di studenti del Liceo Scientifico “A. Genoino”, insieme alle docenti accompagnatrici Emilia Giordano, Enza Troiano e Annalisa Spetrini, hanno potuto respirare, ne “La Traviata”, l’atmosfera del grande romanzo ottocentesco europeo, con le sue passioni e il suo spessore sociale. Il testo di Dumas sembra quasi sparire, per diventare mito. La traviata fa parte di quella che viene chiamata “trilogia popolare” delle opere verdiane, assieme a Rigoletto e Il Trovatore.

“La traviata” di Giuseppe Verdi è forse l’opera lirica italiana più famosa al mondo, un vero emblema del nostro patrimonio culturale e rappresenta un dramma borghese.  Il coro del brindisi “Libiamo nei lieti calici”, che apre la prima parte dell’opera è, ad esempio, un brano popolarissimo, eseguito spesso anche in occasioni mondane e celebrative, riconosciuto come un inno festoso alla spensieratezza e alla convivialità. Ma quando l’opera venne presentata al pubblico a Venezia nel 1853, quel coro non comunicò affatto un senso di effervescenza gioiosa, quanto invece un inquietante messaggio che fu ritenuto politicamente scorretto e scandaloso. E l’opera fu, infatti, censurata.

Il testo dell’opera subì pesanti modifiche da parte della polizia censoria, che epurò i contenuti ritenuti scomodi e politicamente scorretti. La scelta dei cantanti non fu ideale: il ruolo di protagonista, Violetta, fu affidato a Fanny Salvini Donatelli, nonostante Verdi avesse obiettato che fosse troppo anziana e poco credibile per il ruolo. Sebbene sia stata vocalmente adeguata, la sua interpretazione non risultò realistica e il suo aspetto fisico non si adattava al personaggio malato, suscitando ilarità nel pubblico. Anche il baritono Felice Varesi non si esibì al meglio, deluso dal suo limitato spazio nel repertorio. Per l’inadeguatezza degli interpreti, per la novità della forma e per il soggetto scabroso, il pubblico reagì con i fischi. Dopo circa un anno, Verdi rielaborò alcune parti de “La Traviata” (piccole modifiche di stile) e quando, il 6 marzo 1954, “La Traviata” viene messa in scena di nuovo a Venezia, al Teatro San Benedetto, il pubblico la accoglie con fragorosi applausi. È un vero e proprio trionfo.
Da allora “La Traviata” fu rappresentata ovunque, in Italia e nel mondo, riscuotendo grande successo. Solo a partire dal 1906 cadde l’usanza di ambientarla nel Settecento e si cominciò a rappresentarla con scene e costumi del 1850, rispettando l’originaria concezione dell’autore. Tutt’ora “La Traviata” è una delle opere più rappresentate al mondo.

“La Traviata” si basa su una storia vera e su un personaggio realmente esistito: Marie Duplessis, pseudonimo di Alphonsine Rose Plessis, una celebre lorette vissuta a Parigi ai tempi di Luigi Filippo. Le lorettes erano giovani ragazze che si facevano mantenere dai loro ricchi amanti. Alphonsine, che era nata in un paesino della Bassa Normandia da una famiglia molto povera, iniziò a lavorare presto e si trasferì a Parigi a quindici anni. Grazie alla sua bellezza e intelligenza, divenne rapidamente la lorette più desiderata e ben remunerata della città a soli sedici anni. Portava sempre con sé un mazzo di camelie, bianche 25 giorni al mese, gli altri 5 giorni rosse: ciò serviva ad indicare la sua “disponibilità” ai suoi amanti.

Marie, soprannominata “la signora dalle camelie”, era una donna di straordinariazza che viveva nel lusso grazie ai suoi amanti ricchi e influenti, frequentando teatri e opere. Era colta e brillante, e tra i suoi amori ci sono stati Alexandre Dumas figlio e Franz Liszt. Dopo una relazione con il conte Edouard de Perrégaux, che desiderava sposarla, il matrimonio fallì a causa delle opposizioni della famiglia di lui. Dopo la separazione, Marie visse una vita disordinata e morì di tisi nel 1847, a soli 23 anni, oppressa dai debiti e dimenticata. Fu inizialmente sepolta in una fossa comune, ma il marito la fece riesumare per darle una sepoltura dignitosa, trasferendone successivamente la tomba al cimitero di Montmartre.
Alexandre Dumas figlio rese omaggio a Marie Duplessis nel suo romanzo “La signora dalle camelie”: il personaggio di Marguerite Gautier è ispirato proprio a lei. L’autore aveva avuto una storia d’amore con lei e ne serbava un vivo ricordo; la sua morte lo colpì profondamente. Le vicende narrate ripercorrono la loro storia d’amore. Nel 1848 pubblicò il romanzo; in seguito ne ricavò un dramma per il teatro.

Al Massimo di Salerno, la regia di Giandomenico Vaccari mette in scena un’azione che si sviluppa con agilità, mettendo in primo piano i sentimenti dei personaggi, senza bisogno di inserirsi in pomposi sfondi storici. La figura di Violetta Valery, splendidamente rappresentata dal soprano Gilda Fiume, è l’eroina perseguitata dalla sorte, debole e socialmente emarginata.
Il tenore Valentyn Dityuk, dal bel timbro, è un Alfredo dilaniato dal dispiacere e dalla gelosia. Il baritono Simone Piazzola, pure dall’indubbio talento vocale, è Giorgio Germont. Molto bravo il basso che ha interpretato il dottor Grenvil, ruolo piccolo, ma cantato con voce sonora e precisa. Tra gli altri interpreti, troviamo il soprano che interpreta una giovane ma gradevole Annina, il mezzosoprano è valorizzata nel ruolo di Flora, notevole interpretazione è stata anche quella di Gastone, del Barone Douphol e del Marchese d’Obigny. Il maestro Daniel Oren mostra grande attenzione al cast vocale e fa un ottimo lavoro nell’esprimere la musica di Verdi, attraverso la prova dell’orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno e del Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.


Mentre calano le luci sul palcoscenico e l’ultimo eco di note si dissolve nell’aria, il pubblico rimane in silenzio, avvolto da un’emozione che trascende il tempo. “La Traviata” di Giuseppe Verdi non è solo una storia d’amore tragica: è un potente richiamo alla fragilità della vita e alla forza dei sentimenti umani. In un mondo che spesso dimentica il valore dell’autenticità e della passione, quest’opera ci ricorda che ogni attimo, ogni respiro, ha un peso inesorabile. Con il palco vuoto, ma i cuori pieni, ognuno porta con sé il messaggio di una vita vissuta intensamente, in un abbraccio tra amore e sacrificio. Così, “La Traviata” si chiude, ma le sue note continuano a risuonare e, nel silenzio che segue l’ultimo accordo, la risposta rimane sospesa, come un sospiro, spingendoci a ponderare la responsabilità delle nostre decisioni e a riflettere sull’importanza di amare senza riserve, ricordandoci che, nel teatro della vita, siamo tutti protagonisti e prigionieri delle nostre stesse emozioni.

Ketura Imperato IV E
Referente del progetto: Prof.ssa Emilia Giordano, Prof.ssa Erminia d’Auria, Prof.ssa Michela Carpentieri, Prof.ssa Enza Troiano
Dirigente scolastico: Prof. Pietro Mandia