Nel corso del Novecento, si sono susseguiti numerosi letterati, scrittori e poeti di notevole importanza, tra i quali spicca Pierpaolo Pasolini, un grande scrittore italiano che, oltre cinquant’anni fa, scrisse righe considerate profetiche. Queste riflessioni mantengono ancora oggi una rilevanza significativa, poiché situazioni in cui la sconfitta è considerata un disonore o una vergogna persistono. Pasolini auspica che le nuove generazioni vengano educate alla sconfitta, al saper perdere e a riconoscere l’esistenza di individui più forti di altri. Il motivo dietro questa prospettiva di Pasolini risiede nella sua osservazione della resistenza di alcune persone a accettare la sconfitta, spingendosi talvolta a compiere azioni estreme pur di ottenere la vittoria. Oggi, si sente parlare frequentemente di giovani che, incapaci di affrontare insuccessi come bocciature o fallimenti accademici, giungono al punto di compiere atti estremi come il suicidio. Pasolini sostiene che educare al valore della sconfitta è cruciale per coltivare un atteggiamento che non veda la sconfitta come disonore o vergogna, ma come un opportunità di apprendimento e crescita.

La sconfitta, definita come l’esito negativo di una guerra o una battaglia o un insuccesso in una competizione, può anche avere un valore positivo. Essa può rappresentare l’eliminazione di un male sociale e morale. Pasolini invita a non considerare questo insuccesso come un’umiliazione o una perdita della propria identità, ma come un modo per imparare a riconoscere la propria vulnerabilità, accettando e abbracciando la sconfitta. La ragione principale dietro l’importanza di educare al valore della sconfitta è la possibilità di creare un mondo migliore. La sconfitta, infatti, è una maestra preziosa che insegna la resilienza, la capacità di sopportare la sconfitta senza demoralizzarsi e di rialzarsi per riprovare. L’apprendimento derivante dalla sconfitta consente di capire le cause dell’insuccesso e di migliorare le proprie abilità. Uno degli insegnamenti più significativi è l’umiltà, poiché la sconfitta aiuta a riconoscere i propri limiti, evitando orgoglio, superbia e supremazia sugli altri. Educare al valore della sconfitta implica anche sviluppare l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro e comprendere le sue emozioni e situazioni. Questo contrasta l’arroganza che spesso caratterizza coloro che detengono il potere, sia in politica che nella vita quotidiana. L’educazione alla sconfitta può contribuire a prevenire comportamenti disonesti e favoritismi, promuovendo un approccio più equo e giusto.
Alcuni potrebbero temere che educare alla sconfitta possa compromettere l’impegno per la vittoria.
Tuttavia, l’obiettivo non è eliminare la competizione o l’ambizione, ma promuovere una competizione sana e non tossica.
Questo valore dovrebbe essere insegnato nelle scuole durante le lezioni di educazione civica, ma anche i genitori devono impegnarsi ad inculcarlo ai propri figli. Troppo spesso, si osservano atteggiamenti di superiorità tra gli studenti basati sui risultati accademici.
In conclusione, l’educazione al valore della sconfitta è di importanza vitale per plasmare una società più umile, empatica e meno arrogante.
Gerardo Fiorentino 4C
